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Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì Il racconto del battesimo di Gesù tocca una domanda cruciale della nostra fede, dopo che generazioni di cristiani si sono immersi nel fiume tumultuoso della storia, ricevendo lo stesso "lavacro di rinnovamento nello Spirito" (Tt. 3,56). Chi è Gesù e, di conseguenza, chi sono i cristiani oggi? Tale interrogativo provoca dal tempo di Giovanni il battezzatore ad oggi, un'infinità di risposte che mostrano il tentativo dell'uomo e del credente di accostarsi al mistero della persona di Gesù. Assomiglia un po' il confronto che accende l'opinione pubblica attuale sul rapporto tra fedi e religioni alla richiesta rivolta da tutto un popolo in attesa di Giovanni: "sei tu il Cristo?" (Lc. 3,13). 1. La novità e la qualità della predicazione, accompagnata da un esigente stile di vita, erano talmente alte da far presagire una possibile coincidenza con l'arrivo del Messia. Con l'onestà e la santità di vita, il Battista annuncia l'arrivo imminente, oltre ogni aspettativa di "Colui che battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (Lc. 3,16). Questo evento che riconcilia nuovamente il cielo con la terra, realizza l'antico sogno del profeta delle grandi attese, Isaia "Allora si rivelerà la gloria del Signore ed ogni uomo la vedrà" (Is. 40,5). Luca tratteggia con stile narrativo che lo contraddistingue il Battista, a differenza degli altri sinottici, come un cristiano ante-litteram, un evangelizzatore e non solo l'ultimo dei profeti, che ci rivela in Gesù appena battezzato raccolto in preghiera, il Figlio prediletto del Padre, sua gioia compiacente, su cui riveste tutto il suo Spirito. Sì, il Padre si riconosce completamente nel Figlio e nel suo modo di comportarsi, rendendo così visibile e accessibile il suo amore paterno nel mondo. È proprio grazie al battesimo che Gesù si è mostrato pienamente solidale con il suo popolo e l'umanità peccatrice riconoscendoci fratelli dopo averci resi figli nel Figlio amato dal Padre. A questa dimensione missionaria del battesimo, fanno riferimento anche i nostri vescovi: "Nella proposta del primo annuncio risulta di fondamentale importanza rispettare l'imprescindibile dimensione storica della fede cristiana: Dio si è rivelato nella vita concreta dell'uomo Gesù. "Il Verbo si fece carne" (Gv. 1,14): questo significa che Dio si è comunicato all'uomo mediante una profonda condivisione dell'esperienza umana. Facendosi carne, il Figlio di Dio non si è posto solo dalla parte del mistero di Dio di fronte all'uomo, ma anche dalla parte dell'uomo di fronte al mistero di Dio" (Questa è la nostra fede, 8). 2. Ora proprio l'annuncio del battesimo equivale a immergersi, andare a fondo: si riconosce il proprio limite di creatura, si riconosce di non essere Dio ma si desidera essere come lui. All'accettazione della propria morte simbolica (immersione) si unisce il desiderio di rinascita (emersione). Non è un rito, invita a un cambio di mentalità e di vita (conversione), non espiando il peccato, ma accogliendo il perdono dell'amore di Dio e riconoscendo il peccato stesso (fallimento dello scopo di vita = autosufficienza). La relazione filiale di Gesù con il Padre diventa anche la corrente calda e confidenziale del nostro rapporto con Dio. Sarà Lui stesso ad insegnarlo più tardi, consegnandoci per sempre la preghiera universale del Padre nostro. D'ora in poi pregare è esistere e respirare in Dio da figli con il sangue divino che scorre nelle nostre vene dal giorno del nostro battesimo, quale memoriale di quello di Gesù. L'energia dell'amore divino diviene esperienza di vita nuova per ogni persona che si rende disponibile ad accogliere in se stessa questo dono, quale capolavoro dello Spirito. S. Agostino, esperto in amore umano e poi conquistato dalla dolcezza squisita di quello divino, così si esprime: "Quando incominci ad amare, questo ti dà un gusto tale che non sei più capace di smettere". Santa Teresa di Lisiuex più recentemente, sul suo diario, così si confida: "Io sono di una natura che con il timore indietreggia, ma con l'amore non solo avanza, vola". 3. Il battesimo comunque non è mai un privilegio o peggio un'opportunistica rendita di posizione, ma sempre un dono da accogliere, coltivare e condividere in ogni stagione e situazione della vita. Un dono che si illumina e si arricchisce nel contatto con altre esperienze umane e spirituali, come ci racconta Annalena Tonelli, missionaria di frontiera nel mondo musulmano, testimone solidale fino al martirio della carità: "Mi sento evangelizzata dalla fede rocciosa dei nomadi del deserto. Dal loro compiere ogni gesto in nome di Allah. Dalla loro capacità di affidare la vita e la morte alla volontà superiore di Dio". Certamente in questa figlia pellegrina del deserto c'era anche nella preghiera oltre che nella dedizione eroica ai malati, l'ospitalità nel suo cuore di ogni creatura amata da Dio, come eco di quella voce risuonata dal cielo al fiume Giordano: "Tu sei mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc. 3,22). Giuseppe Masiero - Il pane della domenica |
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Nell'umanità il peccato è stato sempre percepito come macchia, sporcizia. Si rimuove la sozzura del corpo col bagno; come rimuovere le macchie che aderiscono alla parte interiore della persona umana? L'uomo è portato a trasferire all'interno della persona le operazioni esterne. I lavaggi sono stati considerati segni di un'analoga operazione nella zona interna. Occorreva però un ponte di collegamento tra le due rive, tra il fuori e il dentro. Ponte a due arcate: disposizione interiore dell'uomo che si rammaricava delle sozzure e desiderava la purificazione; intervento dell'essere divino non macchiato ma offeso – cosa ben diversa -, che accettava o meglio prendeva l'iniziativa di rimuovere la colpa. Giovanni predica, invita al pentimento, battezza. Battesimo sotto forma di bagno; in ordine alla purificazione dello spirito. Presa di coscienza del proprio stato. Volontà di conversione. Di qui l'efficacia. Confuso tra gli altri Gesù si fa battezzare: che genere di battesimo è il suo? Gesù non è stato purificato dal battesimo; non ne aveva bisogno; hanno bisogno i fratelli di purificazione e di liberazione; il peccato è l'oppressione più schiacciante che gravi sull'umanità. Ogni liberazione è parziale senza liberazione da quest'oppressione radicale che sta dentro. "Non è il macigno che incontro sulla strada a farmi soffrire ma il sassolino che ho nella scarpa", recita un proverbio cinese. Gesù è sceso nelle acque del fiume Giordano con i peccatori: tra lui e i peccatori si è creata una solidarietà: i peccati degli uomini. Egli porterà i loro peccati sulla croce: "Egli ha tolto di mezzo il documento del nostro debito inchiodandolo sulla croce" (Col 2,14). La sofferenza di Gesù è connessa col battesimo. Agli uomini dà in cambio la liberazione dal peccato, in doppio senso: ha reso perdonabile ogni peccato e ha reso possibile la vittoria su ogni tentazione. Il battesimo di Gesù non è solo un fatto storico; Cristo è sempre in stato di battesimo, sempre accetta i peccati che gli passiamo, sempre si ritrova al fianco dell'uomo che combatte il peccato. Giovanni Battista: "Costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". E' il battesimo che abbiamo ricevuto noi. Ci sembra un'affermazione sproporzionata per quel rito che non lascia traccia a livello di coscienza e si svolge per lo più tra la generale incomprensione dei presenti. Un evento di fede rimane evento di fede: per quanto grandioso e sconvolgente non viene allo scoperto. Un evento di fede è un seme depositato in terra, un pizzico di lievito messo nella pasta; può produrre una quercia ma può essere anche calpestato; può far lievitare l'uomo e tutto il mondo perché assecondato. E' certamente battesimo di purificazione. In questo rassomiglia al battesimo di Giovanni e lo supera perché è intervenuto il sacrificio di Cristo. Rassomiglia al battesimo di Cristo perché sul battezzato come su Cristo scende lo Spirito Santo. Da parte dell'uomo il battesimo è il corrispettivo del gesto di Cristo: Cristo ricevendo il battesimo solidarizza con l'uomo; l'uomo che riceve il battesimo accetta di entrare in società con Cristo. Per questo l'ideale è di ricevere il battesimo quando si hanno gli occhi aperti; ma le ragioni per il battesimo dei bambini sono pur solide: del resto, quando si hanno gli occhi aperti? Importante è prendere coscienza col crescere dell'età e della ragione del valore del battesimo. Entrare in società con Cristo con la consapevolezza di cui ciascuno è capace. Entrare in società con Cristo per lasciarsi contagiare dalla sua mentalità; quindi interessarsi alla liberazione dei deboli, di quelli ai quali nessuno pensa. don Mario Campisi |
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L'attesa e la domanda I dati fondamentali di questo brano (discorso di Giovanni Battista, battesimo di Gesù, consacrazione nello Spirito e voce divina di conferma) sono presenti anche in Marco e Matteo, ma la prospettiva fondamentale è assolutamente originale di Luca. L'evangelista vuole sottolineare fortemente la separazione, il passaggio che si compie tra due ere della storia della Salvezza. Con Gesù comincia qualcosa di assolutamente nuovo. Il primo dato che Luca mette in risalto è l'attesa del popolo, come se tutti si interrogassero sull'identità di Giovanni, e come se tutti fossero in attesa del Cristo. Sullo sfondo sta una convinzione profonda: l'uomo attende un compimento, porta con sé una domanda profonda, che spesso resta inespressa, una domanda di pace, di giustizia, un desiderio di instaurare relazioni positive e riconciliate. In modo particolare una simile attesa è condivisa da Israele, popolo scelto da Dio per avviare la storia della salvezza. E guardando al complesso dell'opera di Luca (Vangelo e Atti degli Apostoli) si può vedere come la stessa attesa si possa estendere a tutti gli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni. Scetticismo Confrontandoci con la prospettiva dell'evangelista siamo almeno inizialmente tentati di bollarla come ingenua e inadeguata. Il nostro sguardo disincantato vede piuttosto un mondo cinico, in cui gli uomini hanno perduto ogni speranza. Il confronto con la Parola di Dio ci invita a correggere la nostra visuale pessimistica. L'attesa di fondo permane, anche se può assumere i tratti della disperazione, della protesta, della negazione, dell'adeguamento minimalista. Visto il fallimento dei grandi progetti e delle grandi utopie, ci si rifugia in piccole azioni di volontariato, di solidarietà, senza grandi pretese. Che sono in ogni caso un segnale importante: anche in questo si esprime l'attesa di cui parlavamo. Uno più forte di me Nelle parole di Giovanni Battista si puntualizza il significato dell'attesa messianica: "Dopo di me viene uno che è più forte di me". La storia di Israele aveva rivelato il peccato del popolo, e il bisogno di conversione; anche la nostra storia attuale, se prescinde da Dio, rivela l'insufficienza dell'agire umano. Non basta un restauro di facciata, serve un rinnovamento interiore. E' ciò che Giovanni annuncia, ma sa di non poterlo comunicare. E' anche ciò che le nostre opere di carità e solidarietà richiedono, ma che da sole non possono trasmettere. Con grande finezza l'evangelista dà risalto a questo limite: la vicenda di Giovanni si chiude, comincia l'era di Gesù. Quando tutto il popolo fu battezzato... A partire dal versetto 21, notiamo l'assenza del Battista, che non è più esplicitamente nominato: la sua opera è compiuta (tutto il popolo è stato battezzato), e Gesù stesso ha ricevuto questo segno; è terminato il tempo del Battista, comincia il tempo di Gesù. La prima azione di Gesù è la preghiera (altra sottolineatura tipica del Vangelo di Luca): nella preghiera Gesù fa sua l'attesa del popolo, si fa carico del suo peccato e del suo desiderio di salvezza; questa preghiera è efficace ed ha una risposta (i cieli si aprono). Il nuovo tempo che comincia è tempo di reale comunicazione tra Dio e l'uomo. Tu sei il mio figlio prediletto... Lo Spirito scende visibilmente su Gesù, che è così il primo a compiere la profezia di Giovanni: "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Per la Chiesa, la profezia si avvera solo a partire dalla Pentecoste, quando ancora lo Spirito scende visibilmente sotto forma di "lingue, come di fuoco". Nella prospettiva di Luca, Gesù è presentato come il primo di una lunga serie, anche se qualitativamente superiore a tutti quelli che lo lo seguono. Gesù ha una relazione privilegiata con il Padre, di figlio prediletto, per cui può comunicare a tutti l'essere figli di Dio. Fin dall'inizio l'evangelista assicura che la sua identità è chiara, la sua missione è fissata; ma nel corso del Vangelo ne presenta lo sviluppo in maniera estremamente lenta e nascosta, attraverso il lungo viaggio a Gerusalemme, attraverso il tunnel oscuro della croce, attraverso il progressivo riconoscimento del Risorto, attraverso il progressivo diffondersi della Chiesa. E oggi? Noi non attendiamo più come il Battista il Messia futuro, ma la realizzazione definitiva del Messia già arrivato, già presente nella storia con la forza della sua risurrezione e con il dono del suo Spirito. Il nostro rischio non è l'oscurità, ma la perdita di freschezza, di slancio, il calo di tensione. La festa del Battesimo del Signore ci riporta alle origini della nuova storia inaugurata da Cristo, ci fa misurare il cammino percorso, ci rimette in carreggiata sulla strada ancora da compiere. Noi non viviamo ancora in profondità il dono dello Spirito e il nostro essere Figli prediletti di Dio. Le nostre comunità ancora rischiano di fare confusione tra attese puramente umane e manifestazione del Figlio di Dio. Moltissimi uomini ancora desiderano qualcosa, senza sapere che si tratta di una persona, uno "che è più forte di noi": ce n'è abbastanza per rimettersi in cammino? Flash sulla I lettura "Consolate, consolate il mio popolo...": l'azione fondamentale presentata inquesto brano è il ridare fiducia e coraggio e una speranza per il futuro a chi l'aveva perduta. Il problema da superare non è solo il ricordo dei fatti negativi del passato, ma il rimorso e la consapevolezza di averli in qualche modo causati. Nel caso del popolo di Israele il problema si complica: non si tratta infatti di una vicenda personale, ma di una vicenda collettiva, che coinvolge una comunità, nel suo passato, nel suo presente, nel suo futuro: chi ha causato il peccato? quando comincia il perdono? quando si potrà riscoprire la speranza? "Parlate al cuore... e gridate... una voce grida...alza la voce con forza, non temere...": si moltiplicano i verbi che indicano il parlare, l'annunciare. Un fatto nuovo si sta compiendo nella storia: il perdono di Dio; ma non basta la semplice informazione per entrare nella nuova realtà. Bisogna che sia annunciato, condiviso, partecipato, discusso... in questo il ruolo del profeta, dell'annunciatore, è fondamentale. Ecco, il Signore Dio viene con potenza...: il ruolo del profeta resta tuttavia sostanzialmente insufficiente: Dio stesso deve mettersi in azione. Il fatto decisivo della nuova era annunciata nella profezia è che Dio stesso in persona si mette alla guida del suo popolo. Il brano profetico si apre quindi al compimento evangelico con due questioni fondamentali: la prima, su chi si può configurare come annunciatore valido e autentico del Regno di Dio, portatore di una parola autentica di consolazione; la seconda, sulla venuta in persona di Dio, come pastore e dominatore del suo popolo. Nel Vangelo la risposta viene data in Gesù: è lui il profeta autentico, che condivide in tutto la sofferenza dell'uomo peccatore; ed è in lui che si ha una autentica presenza del Dio salvatore, che viene per instaurare il suo Regno. Flash sulla II lettura "... rinnegare l'empietà e i desideri mondani... vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo...": i termini "mondo" e "mondano" della traduzione italiana indicano due prospettive diverse: da un lato il "mondo" induce nell'uomo aspettative sbagliate, pretese estranee alla salvezza autentica, e tende a distrarre l'uomo da Dio (empietà) - d'altra parte proprio in "questo mondo", in questa epoca, in questa storia si ha l'occasione favorevole per accogliere la grazia salvatrice, e testimoniarla con la sobrietà (essenzialità, unificazione, ricerca dei valori fondamentali per la persona), giustizia (solidarietà, giusta relazione con i fratelli) e pietà (giusta relazione con Dio). "... mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo...": la realtà salvifica, che si manifesta nella storia, viene strettamente legata alla realtà sacramentale: c'è un gesto visibile che esprime, comunica, inserisce in questa nuova forma di esistenza. Ed è quello stesso battesimo che anche noi celebriamo nelle nostre parrocchie, spesso in forma privatistica e distratta. Sicuramente è un bene che il battesimo dei bambini sia anche una festa per la sua famiglia, ma perché non può diventare innanzitutto la festa della grande famiglia della comunità parrocchiale? don Fulvio Bertellini |
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La Chiesa, come prendendoci per mano per la nostra crescita alla scuola di Gesù, passato il periodo di vita a Nazareth, ci mostra l'inizio della vita pubblica, l'inizio della sua missione tra gli uomini. Era stato preceduto - come abbiamo meditato in tempo di Avvento - da Giovanni il Battista, che annunciava come il Messia ormai era in mezzo alla gente ed invitava alla conversione ed alla penitenza per accoglierLo. "Cosa dobbiamo fare?" gli chiedevano e noi sappiamo quali erano le risposte, che vanno a pennello anche ai nostri giorni. Giovanni celebrava il passaggio dal male al bene ossia la conversione con il battesimo nel Giordano: "Battesimo di penitenza", che doveva raffigurare quello di Gesù ben diverso "in acqua e Spirito Santo". Il battesimo era immergersi totalmente nell'acqua come un "morire" per "rinascere a vita nuova". Quel lavarsi era come un professare apertamente quanto gli Ebrei avevano fatto per mano di Dio proprio nel passaggio del Giordano per entrare nella terra promessa; lasciare la sponda della schiavitù e conquistare la sponda della libertà, che era vivere in pienezza l'amicizia di Dio. Anche Gesù va da Giovanni. "In quei giorni - racconta il Vangelo - Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. Uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di Lui come una colomba. E si sentì una voce dal Cielo: Tu sei il mio figlio prediletto in te mi sono compiaciuto". Il battesimo di Gesù era come un togliere all'uomo il fango dei peccati e, nello stesso tempo, iniziando la sua missione, sentire dal cielo proclamato solennemente chi davvero Lui era: "il figlio prediletto" cui dare fede e seguito. Tutti noi, che ci chiamiamo cristiani, iniziamo la nostra vita come figli, "in cui il Padre si compiace", nel Battesimo. E' il nostro secondo Natale, il più importante, quello che ci riporta nell'Eden di Dio. Quando, nascendo da mamma, vediamo la luce di questa terra, potremmo dire che siamo solo figli di questa terra. Ed è sempre una grande festa, - e speriamo sia sempre così - la più grande festa nella festa, perché vede la nascita della vita di un uomo. Ma quando mamma e papà ci portano al fonte battesimale, ri-nasciamo al cielo. E' il nostro secondo Natale, il più importante, perché diventiamo totalmente figli del Padre per la gioia del cielo. E' più che una festa il nostro Battesimo: è la più grande solennità della vita che possiamo celebrare. Con il Battesimo non siamo solo quel "pugno di cenere" che siamo, ma diventiamo "gloria del Dio vivente"; o, usando le parole delle mamme di Napoli, "siamo un pezzo di cuore di Dio". Non so cosa sia più dolce, se dire "papà" al padre che ci ha generati o dire "Papà" a Dio, che nel Battesimo ci fa suoi figli. Non so se sia più inebriante la tenerezza di una mamma che si china sul suo bambino, o la tenerezza che dal Battesimo mi viene da Dio-PAdre. So solo che vivere è dire un grazie ai miei genitori, ma dopo essere stato battezzato è trasformare la mia vita in un eterno banchetto eucaristico, un'àgape con Dio e con gli uomini miei fratelli. So che le mani di mia mamma hanno tracciato le linee del mio volto che si vede e lasciate le sue impronte nel cuore che non si vede: ma so che nel Battesimo le mani di Dio hanno tracciato "dentro" un volto che è di una bellezza simile alla sua, il volto della santità, che in qualche modo raffiguriamo con quella veste candida che ci viene indossata, pregati di non abbandonarla mai: una bellezza che purtroppo tante volte ci divertiamo a sfregiare con il peccato. So che il cuore di mio papà e di mia mamma si è come fatto "mio" ed io sono grande parte del loro cuore: ed è immenso. Ma so che il cuore di Dio ha plasmato e plasma ogni giorno il mio in modo da farlo diventare angolo di paradiso e con Lui vivere nella immensità della carità che comprende tutti gli uomini. Così una volta il Card. Ballestrero, mio grande amico e maestro di fede, ad un Sinodo sulla "vocazione e missione dei laici nella Chiesa" diceva: "Punto di partenza per tutti, laici e ministri, è il battesimo, fonte inesauribile che crea i nuovi figli di Dio, i nuovi fratelli di Cristo, le nuove creature...Dal Battesimo nasce e si sviluppa la varietà delle vocazioni, dei ministeri e dei carismi al servizio del Regno di Dio. Dal Battesimo fluiscono le ricchezze mirabili della Chiesa..." Il Concilio ha ancora parole più solenni parlando di noi battezzati: parole che danno l'ampiezza di quanto il Padre disse a suo Figlio: "Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi compiaccio". "Uno è il popolo eletto di Dio - afferma - un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, così come comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla speranza e indivisa carità. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione o al sesso" (Lumen Gentium, n.32). E' così tracciata la natura e la bellezza di ogni battezzato, e di tutti, nel popolo di Dio, che è la sua Chiesa. Sono affermazioni che dovrebbero essere incise nello stile della nostra vita come i meravigliosi segni della mano di Dio. Il Battesimo dovrebbe essere la riflessione quotidiana per dire, se non altro, un grazie a Dio. Fin da piccolo mamma ci metteva ogni giorno sulle labbra questo "grazie" con quella preghiera che non ho mai abbandonato e che anzi segna l'inizio della mia giornata: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno (o questa notte)". E il segno della croce che accompagnava ogni azione della giornata era come la professione di fede dei figli di Dio. C'è da domandarsi, e seriamente, come mai è tenuto in così poco conto questa nostra meraviglia di figli del Padre da tantissimi battezzati, che considerano forse il Battesimo come un "rito" da compiersi, come una consuetudine, una formalità, non come la rigenerazione in Cristo. Come mai, mi chiedo, non ci si sente più avvolti dalla luce dell'essere figli di Dio, che è il più bel vestito che possa coprire la nostra povertà umana? Come mai non spunta sulle labbra la gioia di dire: "Io sono un battezzato, uno che Dio ha scelto come figlio ed ama, come solo il Padre sa amare?" Ci siamo forse fatti strappare la veste bianca per vestire gli abiti da pagliaccio del mondo, che sono fatti per divertire e non per mostrare la nostra bellezza di figli di Dio. E ci siamo fatti spegnere la luce, pallida se vogliamo, della candela della fede, consegnataci, per farci illuminare dalle false luci del marciapiede della città, che nulla hanno a che vedere con la luce del sole divino. E' sempre il card. Ballestrero a dare una risposta: "Questi non lo sanno o non sono convinti. In genere si rivolgono alla Chiesa come una realtà diversa, "altra" da quella che ci fa crescere con l'annuncio della Parola, i Sacramenti, l'Eucarestia e l'esercizio della carità". E chiudeva la sua riflessione con un invito, che è urgente anche oggi: "Bisogna lavorare intensamente perché i figli ridiventino figli agli occhi di Dio e non schiavi del mondo. Sarebbe in questo caso come essere ancora schiavi e non avere attraversato il Giordano". mons. Antonio Riboldi |
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L'attesa e la domanda I dati fondamentali di questo brano (discorso di Giovanni Battista, battesimo di Gesù, consacrazione nello Spirito e voce divina di conferma) sono presenti anche in Marco e Matteo, ma la prospettiva fondamentale è assolutamente originale di Luca. L'evangelista vuole sottolineare fortemente la separazione, il passaggio che si compie tra due ere della storia della Salvezza. Con Gesù comincia qualcosa di assolutamente nuovo. Il primo dato che Luca mette in risalto è l'attesa del popolo, come se tutti si interrogassero sull'identità di Giovanni, e come se tutti fossero in attesa del Cristo. Sullo sfondo sta una convinzione profonda: l'uomo attende un compimento, porta con sé una domanda profonda, che spesso resta inespressa, una domanda di pace, di giustizia, un desiderio di instaurare relazioni positive e riconciliate. In modo particolare una simile attesa è condivisa da Israele, popolo scelto da Dio per avviare la storia della salvezza. E guardando al complesso dell'opera di Luca (Vangelo e Atti degli Apostoli) si può vedere come la stessa attesa si possa estendere a tutti gli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni. Scetticismo Confrontandoci con la prospettiva dell'evangelista siamo almeno inizialmente tentati di bollarla come ingenua e inadeguata. Il nostro sguardo disincantato vede piuttosto un mondo cinico, in cui gli uomini hanno perduto ogni speranza. Il confronto con la Parola di Dio ci invita a correggere la nostra visuale pessimistica. L'attesa di fondo permane, anche se può assumere i tratti della disperazione, della protesta, della negazione, dell'adeguamento minimalista. Visto il fallimento dei grandi progetti e delle grandi utopie, ci si rifugia in piccole azioni di volontariato, di solidarietà, senza grandi pretese. Che sono in ogni caso un segnale importante: anche in questo si esprime l'attesa di cui parlavamo. Uno più forte di me Nelle parole di Giovanni Battista si puntualizza il significato dell'attesa messianica: "Dopo di me viene uno che è più forte di me". La storia di Israele aveva rivelato il peccato del popolo, e il bisogno di conversione; anche la nostra storia attuale, se prescinde da Dio, rivela l'insufficienza dell'agire umano. Non basta un restauro di facciata, serve un rinnovamento interiore. E' ciò che Giovanni annuncia, ma sa di non poterlo comunicare. E' anche ciò che le nostre opere di carità e solidarietà richiedono, ma che da sole non possono trasmettere. Con grande finezza l'evangelista dà risalto a questo limite: la vicenda di Giovanni si chiude, comincia l'era di Gesù. Quando tutto il popolo fu battezzato... A partire dal versetto 21, notiamo l'assenza del Battista, che non è più esplicitamente nominato: la sua opera è compiuta (tutto il popolo è stato battezzato), e Gesù stesso ha ricevuto questo segno; è terminato il tempo del Battista, comincia il tempo di Gesù. La prima azione di Gesù è la preghiera (altra sottolineatura tipica del Vangelo di Luca): nella preghiera Gesù fa sua l'attesa del popolo, si fa carico del suo peccato e del suo desiderio di salvezza; questa preghiera è efficace ed ha una risposta (i cieli si aprono). Il nuovo tempo che comincia è tempo di reale comunicazione tra Dio e l'uomo. Tu sei il mio figlio prediletto... Lo Spirito scende visibilmente su Gesù, che è così il primo a compiere la profezia di Giovanni: "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Per la Chiesa, la profezia si avvera solo a partire dalla Pentecoste, quando ancora lo Spirito scende visibilmente sotto forma di "lingue, come di fuoco". Nella prospettiva di Luca, Gesù è presentato come il primo di una lunga serie, anche se qualitativamente superiore a tutti quelli che lo lo seguono. Gesù ha una relazione privilegiata con il Padre, di figlio prediletto, per cui può comunicare a tutti l'essere figli di Dio. Fin dall'inizio l'evangelista assicura che la sua identità è chiara, la sua missione è fissata; ma nel corso del Vangelo ne presenta lo sviluppo in maniera estremamente lenta e nascosta, attraverso il lungo viaggio a Gerusalemme, attraverso il tunnel oscuro della croce, attraverso il progressivo riconoscimento del Risorto, attraverso il progressivo diffondersi della Chiesa. E oggi? Noi non attendiamo più come il Battista il Messia futuro, ma la realizzazione definitiva del Messia già arrivato, già presente nella storia con la forza della sua risurrezione e con il dono del suo Spirito. Il nostro rischio non è l'oscurità, ma la perdita di freschezza, di slancio, il calo di tensione. La festa del Battesimo del Signore ci riporta alle origini della nuova storia inaugurata da Cristo, ci fa misurare il cammino percorso, ci rimette in carreggiata sulla strada ancora da compiere. Noi non viviamo ancora in profondità il dono dello Spirito e il nostro essere Figli prediletti di Dio. Le nostre comunità ancora rischiano di fare confusione tra attese puramente umane e manifestazione del Figlio di Dio. Moltissimi uomini ancora desiderano qualcosa, senza sapere che si tratta di una persona, uno "che è più forte di noi": ce n'è abbastanza per rimettersi in cammino? Flash sulla 1 lettura "Consolate, consolate il mio popolo...": l'azione fondamentale presentata inquesto brano è il ridare fiducia e coraggio e una speranza per il futuro a chi l'aveva perduta. Il problema da superare non è solo il ricordo dei fatti negativi del passato, ma il rimorso e la consapevolezza di averli in qualche modo causati. Nel caso del popolo di Israele il problema si complica: non si tratta infatti di una vicenda personale, ma di una vicenda collettiva, che coinvolge una comunità, nel suo passato, nel suo presente, nel suo futuro: chi ha causato il peccato? quando comincia il perdono? quando si potrà riscoprire la speranza? "Parlate al cuore... e gridate... una voce grida...alza la voce con forza, non temere...": si moltiplicano i verbi che indicano il parlare, l'annunciare. Un fatto nuovo si sta compiendo nella storia: il perdono di Dio; ma non basta la semplice informazione per entrare nella nuova realtà. Bisogna che sia annunciato, condiviso, partecipato, discusso... in questo il ruolo del profeta, dell'annunciatore, è fondamentale. Ecco, il Signore Dio viene con potenza...: il ruolo del profeta resta tuttavia sostanzialmente insufficiente: Dio stesso deve mettersi in azione. Il fatto decisivo della nuova era annunciata nella profezia è che Dio stesso in persona si mette alla guida del suo popolo. Il brano profetico si apre quindi al compimento evangelico con due questioni fondamentali: la prima, su chi si può configurare come annunciatore valido e autentico del Regno di Dio, portatore di una parola autentica di consolazione; la seconda, sulla venuta in persona di Dio, come pastore e dominatore del suo popolo. Nel Vangelo la risposta viene data in Gesù: è lui il profeta autentico, che condivide in tutto la sofferenza dell'uomo peccatore; ed è in lui che si ha una autentica presenza del Dio salvatore, che viene per instaurare il suo Regno. Flash sulla II lettura "... rinnegare l'empietà e i desideri mondani... vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo...": i termini "mondo" e "mondano" della traduzione italiana indicano due prospettive diverse: da un lato il "mondo" induce nell'uomo aspettative sbagliate, pretese estranee alla salvezza autentica, e tende a distrarre l'uomo da Dio (empietà) - d'altra parte proprio in "questo mondo", in questa epoca, in questa storia si ha l'occasione favorevole per accogliere la grazia salvatrice, e testimoniarla con la sobrietà (essenzialità, unificazione, ricerca dei valori fondamentali per la persona), giustizia (solidarietà, giusta relazione con i fratelli) e pietà (giusta relazione con Dio). "... mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo...": la realtà salvifica, che si manifesta nella storia, viene strettamente legata alla realtà sacramentale: c'è un gesto visibile che esprime, comunica, inserisce in questa nuova forma di esistenza. Ed è quello stesso battesimo che anche noi celebriamo nelle nostre parrocchie, spesso in forma privatistica e distratta. Sicuramente è un bene che il battesimo dei bambini sia anche una festa per la sua famiglia, ma perché non può diventare innanzitutto la festa della grande famiglia della comunità parrocchiale? don Fulvio Bertellini |
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a) Chiave di lettura Il racconto del battesimo di Gesù che la liturgia di questa domenica ci invita a meditare tocca una domanda cruciale della nostra fede: Chi è Gesù? Tale domanda ha ricevuto al tempo di Gesù e lungo la storia un'infinità di risposte che mostrano il tentativo da parte dell'uomo e del credente di accostarsi al mistero della persona di Gesù. In questo nostro percorso meditativo, però, vogliamo attingere alla fonte più genuina e più attendibile, la parola di Dio. Luca nel descrivere la scena del battesimo di Cristo nelle acque del Giordano non è interessato a comunicarci dei dettagli storici o concreti su tale avvenimento ma intende dare a noi che leggiamo il vangelo in questo anno liturgico i primi elementi per comprendere l'identità di Gesù. b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura Il brano lucano contiene due dichiarazioni sull'identità di Gesù, quella di Giovanni (3,15-16) e quella di Dio stesso (3,21 - 22). - La prima è provocata dalla reazione del popolo alla predicazione e al battesimo di conversione di Giovanni: non sarà forse lui il messia? (3,15). Giovanni risponde che c'è una differenza sostanziale tra il battesimo con acqua dispensato da lui e quello in «Spirito santo e fuoco» amministrato da Gesù (3,16). - La seconda proviene dal cielo ed è pronunciata durante il battesimo di Gesù. Sullo sfondo della scena c'è il popolo dei battezzati, da cui avanza la figura di Gesù, che, unendosi ad esso, si fa battezzare (3,21). Il centro focale della scena non sta nell'azione battesimale, ma nei fatti che l'accompagnano: si aprono i cieli, lo Spirito scende verso di lui e si ode una voce che annuncia l'identità di Gesù (3,22). c) Il testo 15 Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, 16 Giovanni rispose dicendo: «Io vi battezzo con acqua, ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». 21 Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22 e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto». Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell'orazione. a) Nel brano che hai letto quale effetto ha prodotto in te la «voce di Dio» che ha dichiarato Gesù «il» Figlio di Dio, l'unico, amato? b) Questa verità è una convinzione condivisa e consapevole per te? c) Il battesimo di Gesù ti ha convinto che Dio non è lontano, chiuso nella sua trascendenza e indifferente al bisogno di salvezza dell'umanità? d) Non ti stupisce il fatto che Gesù scende nelle acque del Giordano a ricevere anche lui il battesimo di penitenza, diventando solidale con i peccatori, lui che peccato non ha? e) Gesù non è un peccatore, ma non si rifiuta di solidarizzare con l'umanità peccatrice. Sei convinto che la salvezza inizia mediante la legge della solidarietà? f) Tu che sei stato battezzato nel nome di Cristo, «in Spirito Santo e fuoco», sai di essere chiamato a sperimentare la solidarietà di Dio con la tua storia personale, così che essa non sia più solidale con il peccato che isola e divide, ma con l'amore che unisce? Una chiave di lettura per coloro che desiderano approfondire la lettura. Il contesto del battesimo di Gesù Dopo i racconti dell'infanzia e in preparazione all'attività pubblica di Gesù, Luca narra gli eventi riguardanti l'attività di Giovanni Battista, il battesimo di Gesù, le tentazioni di Gesù; quest'insieme introduce l'attività vera e propria di Gesù e ne dà il senso. L'evangelista concentra in un quadro unico e completo tutta l'attività di Giovanni: dall'inizio della predicazione sulle rive del Giordano (3,3 - 18) fino all'arresto voluto da Erode Antipa (3,19 - 20). Quando Gesù compare sulla scena in 3,21 per essere battezzato Giovanni non è più menzionato. Con questa omissione Luca rende esplicita la sua lettura della storia salvifica: Giovanni è l'ultima voce profetica della promessa veterotestamentaria. Ora il centro della storia è Gesù, è lui che dà inizio al tempo della salvezza e che si prolunga nel tempo della chiesa. Un elemento non trascurabile per la comprensione di questi avvenimenti che precedono l'attività di Giovanni Battista e di Gesù è la descrizione geografica e politica della Palestina negli anni trenta. L'evangelista vuole dare una dimensione storica e un significato teologico alla vicenda di Gesù. Vuole dire che non è il potere politico mondiale (rappresentato da Tiberio Cesare) o quello religioso (i sommi sacerdoti) che dà valore e senso agli avvenimenti dell'umanità; è piuttosto «la Parola di Dio che scende su Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto» (Lc. 1,2). Per Luca, la novità o la svolta della storia inaugurata da Gesù s'inserisce in questo contesto o situazione politica di dominio e di potere profano e religioso. Altre volte, nei racconti dei profeti, la parola di Dio era stata rivolta a particolari situazioni storico-politiche, ma in Giovanni risuona con una certa urgenza: Dio viene nella figura di Gesù. Così che la Parola di Dio chiama dal deserto Giovanni Battista per essere inviato al popolo d'Israele. Il compito di quest'ultimo profeta dell'antico testamento è quello di preparare la venuta del Signore in mezzo al suo popolo (Lc. 1,16 - 17.76). Tale ruolo si concretizza nel preparare tutti a ricevere con il battesimo di conversione il perdono di Dio (Ger. 3,34; Ez. 36,25) e che implica un cambiamento del proprio modo di vedere il rapporto con Dio. Cambiare vita significa praticare la fraternità e la giustizia secondo l'insegnamento dei profeti (Lc. 3,10 - 14). Bando al perbenismo religioso o sociale il lettore del vangelo di Luca è invitato ad aprirsi alla persona di Gesù, il messia salvatore. Inoltre Luca ci tiene a sottolineare che il profeta Giovanni non ha avuto alcuna pretesa di essere concorrente della figura di Gesù. Anzi il profeta del Giordano si è percepito completamente subordinato alla persona di Gesù: «al quale non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali» (3,16). Non solo, Gesù è il più forte perché dà lo Spirito. L'attività di Giovanni ha un esito violento, alla maniera dei profeti classici. L'autenticità di un profeta emerge dalla sua libertà nei confronti del potere politico: infatti, denuncia con coraggio le malvagità commesse da Erode nella vita del popolo. Dinanzi all'appello del profeta ci sono due risposte diverse: il popolo e i peccatori si convertono, mentre i potenti rispondono con la violenza repressiva. Giovanni termina il percorso della sua esistenza in carcere. Con questo episodio tragico Giovanni anticipa il destino di Gesù rifiutato e ucciso ma che diventa punto di riferimento per tutti coloro che sono perseguitati dal potere repressivo. Infine il Giordano è il luogo fisico della predicazione di Giovanni. É intenzione di Luca creare un legame stretto tra questo fiume e il Battista: Gesù non vi comparirà mai più dopo il suo battesimo, così come Giovanni non sconfinerà mai nelle regioni della Galilea e della Giudea, perché luoghi legati riservati all'attività di Gesù. Commento del texto 1. Le parole del Battista su Gesù (Lc. 3,15 - 16) Nel primo quadro del brano evangelico della liturgia odierna Giovanni con parole di sapore profetico afferma che c'è «uno più forte» di lui che sta per venire. Si tratta della risposta del profeta del Giordano all'opinione delle folle che lui fosse il Cristo. Le folle qui ricevono il nome di popolo in attesa, per Luca Israele è considerato un popolo ben disposto o preparato a ricevere la salvezza messianica (almeno prima della crocifissione). Le parole di Giovanni attingono alle immagini dell'antico testamento e hanno la funzione di esaltare il personaggio misterioso del quale sta annunciando l'imminenza della venuta: «ma viene uno più forte di me» (3,16). a) la figura del «più forte» Il Battista inizia a dipingere il ritratto di Cristo con l'aggettivo «forte» che già Isaia applicava al re-Messia, «forte, potente come Dio» (9,5) e che nell'antico testamento costituiva uno degli attributi del Creatore, considerato sovrano dell'universo e della storia: «Il Signore regna, si ammanta di splendore, si cinge di forza» (Sal. 93,1). L'espressione «viene uno» echeggia un titolo di sapore messianico che troviamo nel Salmo 118, un canto processionale eseguito durante la festa delle capanne: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Tale canto viene applicato da Luca a Gesù durante il suo ingresso a Gerusalemme. Anche il famoso annuncio messianico nel libro del profeta Zaccaria riporta lo stesso messaggio: «Ecco, Sion, a te viene il tuo re..» (9,9). b) Un gesto umile: «io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali» Un altro tratto con cui l'evangelista descrive la figura di Cristo è tipicamente di sapore orientale: «sciogliere il legaccio dei sandali». É il gesto che si addice a uno schiavo. Il Battista dinanzi al messia che viene si sente servo, e per di più umile e indegno: «io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali». Poi presenta il battesimo che il personaggio annunciato compirà: «costui vi battezzerà in Spirito Santo fuoco». Nel salmo 104,3 lo Spirito di Dio è definito il principio che crea e rigenera l'essere: «Manda il tuo Spirito, tutti sono creati e rinnovi la faccia della terra». Invece il fuoco è per eccellenza un simbolo divino: riscalda e incendia, anima e distrugge, è sorgente di calore e di morte. 2. Le parole dal cielo su Gesù (Lc. 3,21 - 22) Nel secondo quadro è contenuta un nuovo profilo o epifania di Cristo. Questa volta è Dio stesso, e non Giovanni, a dipingere il ritratto di Cristo con delle parole solenni: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto». Questa presentazione e definizione di Cristo è sorretta da una vera e propria coreografia celeste (il cielo che si apre...la discendenza dello Spirito come di colomba...la voce dal cielo) per mostrare la qualità divina delle parole che stanno per essere pronunciate sulla persona di Gesù. a) La colomba è simbolo dello Spirito di Dio che invadeva i profeti, ma ora viene effuso in pienezza sul messia come aveva predetto Isaia: «Su di lui si poserà lo Spirito del Signore» (11,2). Il simbolo della colomba sta a indicare che nella venuta di Gesù si realizza la presenza perfetta di Dio che si manifesta nell'effusione del suo Spirito. É questa pienezza di Spirito Santo che consacra Cristo per la sua missione salvifica e per il compito di rivelare agli uomini la parola definitiva del Padre. Senz'altro il segno della colomba indica al lettore del racconto del battesimo che Dio sta per incontrarsi con l'uomo. L'intreccio di questo incontro si avvera nella persona di Gesù. Se il Battista aveva presentato Gesù come il messia - che nell'AT rimane sempre un uomo, anche se perfetto - ora Dio si accinge a definire Gesù come il Figlio «prediletto». Titolo che indica una presenza di Dio suprema e che supera quella che si sperimentava nel culto o in altri aspetti della vita d'Israele. b) La voce divina è un altro segno che accompagna la manifestazione di Gesù nelle acque del Giordano. Essa evoca due testi dell'AT. Il primo è un canto messianico che cita alcune parole di Dio rivolte al suo re-Messia: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato» (Sal. 2,7). Nell'AT sia la figura del re che del Messia erano considerati come figli adottivi di Dio; invece, Gesù è il figlio prediletto, sinonimo di unigenito. Il secondo testo che illumina il significato delle parole pronunciate dalla voce del cielo è un passo attinto ai Canti del servo del Signore e che la liturgia della parola di questa domenica ci propone come prima lettura: «Ecco il mio servo che io sostengo, ecco il mio eletto in cui mi compiaccio» (Is. 42, 1). Nella persona di Gesù convergono o si rendono presente due figure presentate da Isaia: la speranza del messia-re e la figura del messia sofferente. Non è improprio dire che la scena del battesimo presentata da Luca è una vera catechesi sul mistero della persona di Gesù, messia, re, servo, profeta, Figlio di Dio. Inoltre, dalla voce del cielo traspare la qualità trascendente, divina, unica della persona di Gesù. Tale appartenenza di Gesù al mondo di Dio sarà visibile, palpabile, sperimentabile anche nella sua umanità, nella sua presenza in mezzo agli uomini, nel suo peregrinare tra le strade della Palestina. Quindi la Parola di Dio in questa domenica intende mostrarci con il racconto del battesimo la solenne presentazione di Gesù al mondo. Essa sarà completa solo nella croce e nella resurrezione. Infatti sulla croce vengono riproposti due volti di Cristo, quello umano-salvifico con la morte in croce per la nostra redenzione, quello divino tramite la professione di fede del centurione: «Veramente costui è Figlio di Dio!». La parola di Dio in questo giorno del Signore ci invita a contemplare e adorare il volto di Cristo che san Agostino ha così presentato in una sua riflessione: «in quel volto noi riusciamo a intravedere anche i nostri lineamenti, quelli del figlio adottivo che il nostro battesimo rivela». Carmelitani |
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Tra i cristiani, sono proprio molti quelli che si sono preoccupati di riflettere sul dono meraviglioso che è stato loro fatto il giorno del battesimo? E noi?... Abbiamo compreso a fondo cosa significa diventare figli di Dio? Perché questo non è solo un modo di dire: è proprio una realtà, come afferma san Giovanni. Quale risposta dobbiamo dare a Dio onnipotente, eterno, infinito, che ha fatto di noi i suoi figli diletti? Una risposta di amore! Essere cristiani significa dunque vivere in comunione di amore. - Vivere in comunione di amore, significa rifiutare formalmente tutto ciò che può indebolirlo o distruggerlo, e che costituisce ciò che noi chiamiamo peccato, cioè il rifiuto di conformare la nostra condotta alla volontà di Dio. - Vivere in comunione di amore, vuol dire rifiutarsi di fare ciò che a Dio non piace, prevenire perfino i suoi desideri, sull'esempio di Cristo che diceva: "Io faccio ogni giorno ciò che è gradito al Padre mio che è nei cieli". - Vivere in comunione di amore, vuol dire sforzarci di avere un intesa perfetta nelle nostre relazioni con i fratelli, nella pace, nella dimenticanza di sé, nella dedizione, nell'amore fraterno. -Vivere in comunione di amore, significa essere obbedienti come Cristo, fino alla morte di croce, se Dio, nei suoi misteriosi disegni, vorrà che noi arriviamo fino a lì. Questo è il significato del nostro battesimo, di cui quello di Gesù ci aiuta a capire la bellezza e l'eccellenza. Sforzarsi di realizzare tutto ciò, vuol dire vivere da cristiani. LaParrocchia.it |